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Angelina Martini (née Moscarda)

Interview summary

Life in Italy

Angelina Martini (née Moscarda) was born on 24 August 1921 in Gallesano, a small village near Pola (now Pula) on the Istrian Peninsula. Pola became part of Italy after the collapse of the Austro-Hungarian Empire in 1918 and remained so until after World War Two when it became part of Yugoslavia (now Croatia).

Angelina’s parents, Giusto Moscarda and Anna Sferco, were farmers. Angelina was the eldest child of five. Her mother and youngest sister died when Angelina was eight years old. Her father remarried and had another three children with her stepmother. Angelina completed the compulsory five years of primary school. It was common for Italians to begin working at a young age; Angelina began working as a maid at age 14.

Tanti [di Gallesano] lavoravano a Pola, la maggior’ parte però erano contadini. Mio papà era contadino e aveva le mucche e si viveva col prodotto della campagna ma molto astento perché eravamo sette bambini. [...] Avevo appena finito le scuole e sono andata a servire dei signori. [...] Dormivo lì da questi signori – gente che aveva tanta moneta a Gallesano. [...] Mi ricordo che non ero capace neanche di lavare i panni perché non c’era la macchina da lavare come oggigiorno e la padrona mi insegnava. Mio papà veniva a prendere quei trenta lire al mese che mi davano.

In her early 20s, Angelina worked as a kitchenhand in a hotel in Pola which became the Allied Headquarters during WWII. It was here that she met her husband, Radoslavo Martini, who was working as a chef. Radoslavo was from Castelnuovo d’Arsa, another town in Istria. Before they married, Radoslavo worked as a chef in the Italian navy and as a stone-cutter.

Dopo la morte di Mussolini, gli inglesi sono venuti ad aiutarci e io ho lavorato [...] in un club con gli inglesi. [...] Aiutavo in cucina, ero assistente cuoca. Ero giovane e mi facevano solo contare i pasti e portarli sopra dove c’era il caffè. [...] Si chiamava ‘NAFI’. Gli hanno messo il nome degli inglesi però prima, sotto l’Italia, si chiamava ‘Casa Savoia’. [...] ‘Savoia’ vuol dire ‘la casa del Re’. [...] Era un posto dove andava Mussolini, gli artisti, solo gente grande poteva andarci. [...] [Ho lavorato lì] per quasi due anni, tutto il tempo che gli inglesi hanno occupato Pola.

In September 1947, Angelina and her sister Anna Maria fled from Pola with help from the English following widespread fighting between fascists and communist partisans who were targeting Allied sympathisers.

Chiamavano a quelli dei titini, ‘osna’, che erano quelli che facevano del male, sai come un tipo di mafia cattiva. Uno di questi era del mio paese e andavamo a scuola insieme. Un giorno sono andata a Gallesano e sulla corriera c’era anche lui e si è seduto vicino a me. Mi ha detto, “Ho sentito che vai in Italia”. [...] Gli ho detto, “No, non è vero, io non vado in Italia” perché avevo paura. Lui mi ha detto, “Ricordati che sei scritta sul libro nero”. Hai capito com’era? Come per dire che anch’io andavo alla morte se rimanevo là. E mio marito pure lavorava lì. Poi anche il mio papà ci ha detto, “Vai, figlia, che sarai salvata perché qui...”. Erano brutte le cose...
Solo io e una mia sorella [siamo andate via]. [...] Il papà soffriva di cuore e non si è mosso. [...] Un’altra sorella più giovane ha sposato uno di questi della polizia che teneva per l’Italia e hanno dovuto scappare anche loro. Ma sempre con l’aiuto degli inglesi. Non è che siamo proprio scappati soli. [...] Gli inglesi c’hanno trovato le case e anche portato in Italia con la nave, da Pola a Trieste. [...] Non c’era pericolo perché eravamo sulla nave italiana e gli inglesi erano i nostri protettori, eravamo sicuri. [...] Ognuno di noi abbiamo dovuto fare le carte per se. [...] Noi credevamo che fosse un’altra guerra contro i partigiani e che poi si ritornava.

Refugee camps

After fleeing to a refugee camp in Grado, Angelina married Radoslavo on 18 October 1947. Their first child Hermes was born in Italy on 11 June 1949. While Angelina found work in a sardine factory, Radoslavo had difficulty finding work in Grado and they began to think about leaving Italy.

[In questi campi] ce n’era di tutte qualità di gente. [...] Dormivo col bambino sulle brande. [...] Era un grande campo, chiuso, e per fare in modo che i vicini che non ci vedevono sempre, mio marito ha messo sù un filo lungo e ha messo sù delle coperte. Si sentiva però - chi faceva baruffa, chi piangeva, chi gridava, si sentiva tutto. [...] Eravamo liberi, non eravamo osservati, ma non andavi a nessun posto perché non avevamo niente. [...] Mi ricordo che c’avevano dati una coperta e una pentola, come i soldati, e in quella ti davano la minestra o la pasta. Qualche volta faceva così schifo che non potevi mangiare ma non c’era altro.
I giornali parlavano tutti dell’emigrazione, non solo per l’Australia ma anche per l’Argentina ed il Perù. Tanto sta che mio marito voleva andare in Argentina. Dopo fatto le carte per andare in Argentina, siamo stati nel campo in Italia. Infatti siamo stati in tre campi – a Versa, Cinecittà e ancora un altro che non ricordo il nome. [...] Hermes si è ammalato di bronchite quando si era pronti per partire per l’Argentina. Abbiamo dovuto rifiutare perché il bambino era all’ospedale [...]. [...] Il prossimo convoglio era per venire in Australia con la nave [americana] ‘General Blatchford’. [...] Per questo motivo siamo venuti in Australia.

Voyage

In 1950, Angelina, Radoslavo and their son migrated to Australia as ‘displaced persons’ with the assistance of the International Refugee Organisation (IRO).

Siamo stati lì da settembre fino a novembre e poi siamo stati sulla nave per più di un mese perché la nave è passata per Suez Canal. In quel periodo le navi non venivano direttamente [...]. [...] Gli uomini dormivano tutti da una parte, come una grande sala [...]. Le donne e i bambini avevano i letti in tre – io dormivo sotto perché il bambino aveva cinque mesi, poi un’altra più grande sopra, e ancora un’altra donna sopra. In quella sala dormivano quattro famiglie.
Non immaginavo mai che l’Australia fosse così lontana. Mio marito non faceva che dirmi, “Vedrai che sarai contenta perché è un posto caldo”. Parlavano dei kangaroo e queste cose. Diceva, “Quando abbiamo fatto un po’ di moneta, ritorniamo in Italia”. Questo era il sogno di mio marito. Abbiamo fatto le cose senza sapere quello che c’era davanti a noi. Eravamo giovani e sognavamo. [...] Poi, sai, quando c’hai una persona che ami non ti importa quello che succede.

First impressions

Mi ricordo quando siamo arrivati a Fremantle. Sono stata molto impressionata delle case che erano tutte basse e mi sembrava quelle sulle cartoline, non proprio case. [...] Però quello che mi è piaciuto quando siamo arrivati a febbraio, che non dimenticherò mai, era il caldo perché ho lasciato l’Italia dove c’era il freddo. [...] Mi ricordo di notte che non si poteva dormire per il tanto caldo. Poi si era più contenti perché non avevamo la paura che avevamo in Yugoslavia, ci sentivamo liberi.

Early settlement experiences

Angelina, Radoslavo and six-month-old Hermes disembarked in Sydney via Fremantle in February 1950 and were taken to the Bathurst Migrant Camp (Migrant Reception and Training Centre). As part of his compulsory two-year work contract, Radoslavo worked on construction of the Warragamba Dam. On account of the distance, Radoslavo could only visit his family in Bathurst once a week, so he and Angelina used to write letters to each other. On 31 October, Radoslavo was killed in a rockslide at the age of 28. Angelina was two months pregnant with their second child.

È crollata una grande montagna di quattrocento piedi. Col rumore del [jackhammer] lui non ha sentito il crollo. Quelli vicino hanno gridato ma quando si è visto questa montagna crollare, si è messo così e il sasso l’ha ammazzato. [...] Così sono rimasta sola con un bambino di sedici mesi e un altro che è nato dopo sette mesi che mio marito è morto.

Radoslavo’s death was reported in the local press, including Sydney’s Italian-language newspaper La Fiamma which arranged a collection to send Angelina to Western Australia so that she could be with her sister. In the meantime, she went to live in Mulgoa with an Italian family they had met on the ship.

Era difficile perché io piangevo e non volevo neanche mangiare. Il bambino, sai, non aveva più il papà ed è diventato un po’ viziato, tutti lo viziavano. Mi ricordo che volevo morire, non volevo neanche vivere e poi ho detto, “Ma, c’ho due creature. Per l’amore dei bambini io voglio vivere.” [...] Io speravo di tornare però era difficile andare in Italia. La mia sorella che era a Perth [...] mi ha detto, “Angelina, qualcuno mi ha promesso che mi dà la casa quando tu arrivi qui. Vieni che staremo insieme.” [...] Questi qui della ‘Fiamma’ mi hanno pagato il viaggio perché non avevo soldi. [...] Sono venuta perché lì ormai non avevo nessuno. I primi giorni erano tutti vicini, ma poi ognuno si è allontanato così ho pensato di venire in Western Australia.

Moving to Perth

Angelina and Hermes arrived in Perth on 11 May 1951. An arrangement to rent a house with her sister fell through when the landlord became worried that Angelina would not be able to pay the rent as she had not yet received the workers’ compensation insurance payment from Radoslavo’s accident. Angelina used to eat at her sister’s on James Street in Perth and spent the nights in a sleep-out at the home of an Italian family in East Perth. Her second child, Claudio (Peter), was born on 29 May.

Quando sono arrivata a Perth, ho avuto il bambino ed ero all’ospedale e non avevo nessuno. Alla sera mi coprivo il viso perché tutte le altre signore avevano il marito e io non avevo nessuno perché mia sorella guardava l’altro bambino (Hermes). [...] Non sapevo per niente l’inglese [...]. [...] Vicino a me c’era una cara signora di Kalamunda che era italiana e [...] parlavamo in italiano. [...] Era molto difficile. Mi ricordo che piangevo sempre, giorno e notte.

While in hospital after giving birth to Claudio, Angelina met Father F. L. Kearnan from Kalamunda. After hearing Angelina’s story, he found a family in his parish who could provide some accommodation. However, this family expected Angelina to do all the housework, which was difficult with two small children. Hermes was two years old at the time and used to play with the youngest child in the family.

Giocava con un caretto di plastica e l’ha tirato in testa all’altro bambino che è andato a casa piangendo. [Il signore] è venuto fuori, ha tirato la cinghia e ha battuto Hermes. Il suo corpo era pieno di macchie di cinghia. [...] Ho sentito il pianto che chiamava “Mamma”. Quando sono venuta fuori, ho visto che lo teneva per il braccio e lo picchiava. Io non sapevo l’inglese ma l’ho spinto e c’ho detto, “You are cow”, la parola che sapevo, e lui ha alzato la mano per picchiarmi ma la moglie l’ha fermato. Io poi sono andata piangendo con questo bambino dai vicini di casa e loro mi hanno detto, “È meglio che vai dalla polizia e ci fai vedere il bambino”. [...] Ho detto, “Prima di andare alla polizia voglio andare dal prete”. [...] [Il prete] mi ha detto, “Angelina, non puoi andare dalla polizia. Non dimenticare che ho predicato sull’altare che se qualcuno ti va opposto, tu lo devi perdonare.” Io l’ho ascoltato e sono tornata a casa. Avevano buttato sulla veranda tutta la mia roba.

Work and family

Following the death of her husband, things were difficult for Angelina financially. She was not eligible for a widow’s pension as she was unnaturalised and one had to have been living in Australia for at least five years to become an Australian citizen. However, she did receive some government assistance which had to be paid back once she started receiving the workers’ compensation insurance payments from Radoslavo’s accident. After staying with her sister again for a while, Angelina found a house to rent in Bassendean through a friend and began to take in boarders. Using the money from the compensation payment, Angelina was able to put a deposit on a house in Kadina Street, North Perth in 1952. During this time, she was working as a cleaner at the medical practice of Dr Milne.

La Mrs Milne aveva la ragazza che lavorava come ‘receptionist’ che si chiamava Jennifer. La sua mamma era una brava donna. Ogni settimana arrivava una lettera [...] con un piccolo foglio scritto [“Bless you”] [...] con dentro una sterlina. [...] Mrs Milne mi ha detto che questa signora assolutamente non voleva che io sapessi che fosse lei. Lei aveva una cosa per me, che sapeva che io avevo due bambini e che avevo la vita dura, allora tutte le settimane mi mandava i soldi. Tutti insieme ci sono settantadue buste. [...] Era un grande aiuto e nei holidays mi mandava un po’ di più. [...] Mi ricordo che lavoravo per quattro sterline all’ora a quei tempi. [...] Non so se questa donna è ancora viva ma avrei tanto piacere mandarle un mazzo di fiori e di dirle un forte ‘grazie’ per quello che lei ha fatto per me perché avevo proprio bisogno.

Angelina had two mortgages during this period but a friend, Mr Toohey, helped her pay off one of them. She was also grateful for support given by Fr Kearnan and other clergy. When both her children were at school, Angelina worked in the kitchen at the Parmelia Hotel for nine years. She later worked at the Redemptorist Monastery in North Perth cooking for up to 20 priests at a time. In March 1954, Angelina’s sister’s husband, Arno Ive, also died in a work-related accident in Perth.

Language

At home, Angelina spoke the dialects of Gallesano and Trieste with her husband Radoslavo but she spoke Italian, which she had learnt at school in Italy, with her children who now speak it well. One of the greatest challenges Angelina faced in Australia was understanding and speaking English.

Era difficile perché non sapevo la lingua, non avevo casa, con due bambini, niente soldi [...]. [...] Io mi ricordo quando a Penrith [in NSW] volevo dell’aglio e sono andata in bottega [...] che non era come oggi con tutto esposto e anche se non sai parlare, almeno vedi quello che vuoi, prendi e paghi. Allora avevano la roba tutto di dietro. [...] La signora mi ha detto, “Can you spell it?”. Io non sapevo nemmeno cosa voleva dire ‘spelling’. Lei mi ha dato una matita e una carta e io le ho fatto un disegno dell’aglio e subito me l’ha dato.
Quando il bambino ha compiuto un anno, volevo fargli qualche cosa di lana perché sapevo lavorare con gli aghi, e avevo bisogno della lana. [...] C’erano due ragazze che parlavano l’una con l’altra nell’orecchio e ridevano. Non mi ricordo cosa ho detto ma era difficile spiegare e vedendo loro ridere sono rimasta così male che sono andata via senza la lana. L’ho comprata poi in un’altra bottega, come ho fatto non lo so, ma l’ho comprata.
Quando lavoravo dal Dr Milne, avevano quattro bambini [...]. La signora mi ha detto di cambiare le lenzuola del letto. Eravamo a tavola che si mangiava e mi ha detto, “Cambia questo letto”. Allora [...] io c’ho detto, “Mi dai le lenzuola per cambiare il letto”. Invece di dire in inglese ‘sheets’ , ho detto male…e questi bambini si sono messi a ridere come matti. Non lo dimenticherò mai, che ancora oggi se io devo dire la parola inglese per lenzuola, non lo dico!

In the 1970s, Angelina began classes to improve her English.

Avevo un’amica più vecchia di me [...] e lei andava ad imparare l’inglese. Allora io ho detto, “Se lei, più vecchia di me impara, perché non posso farlo anch’io?”. Poi mi è venuto un desiderio di sapere un po’ di più perché i miei ragazzi venivano grandi e alle volte portavano a casa le amiche e io mi sentivo imbarazzata quando parlavo l’inglese, come anche adesso.

Re-marriage

In 1984, Angelina married Narciso Baci, a Tuscan widower who had two children. Narciso’s mother was ill at the time and he wanted Angelina to live with them and help look after her.

Prima di sposarmi ho voluto bene a questa donna, la sua mamma, e mi ha fatto pena, I felt for her. Allora ho accettato e in sette mesi ci siamo sposati, per aiutare la mamma [...].

Following Narciso’s death in 2002, Angelina moved into a property in Yokine which she had purchased as an investment prior to her second marriage.

I miei figli volevano che io vendessi questa casa per andare a vivere vicino a loro. [...] Poi dopo si sono rassegnati e adesso che mi vedono che sono contenta, dicono, “Sai, mamma, che hai aggiustato bene la casa”.

Children and grandchildren

Angelina and Radoslavo’s two sons completed high school at Christian Brothers’ College in Leederville. Hermes then studied film and television production at the National Institute of Dramatic Art in Sydney. Claudio studied in Italy and qualified as a chef before returning to work in restaurants in Perth. Angelina now has four grandchildren.

Io ho una grande gioia con i figli - e la paga per quanto ho sofferto quando erano giovani. Sono tanto bravi tutti e due. [...] È meglio [far crescere una famiglia] qui perché c’è più possibilità per lavoro e poi la gente qui è molto indipendente. In Italia i vecchi comandano ancora. Per esempio se si sposa il figlio (e non ha tanti soldi), la nuora deve abitare con i suoceri per anni e anni. [...] Sai, fa piacere [se sposavano italiane] ma io sono stata sempre un po’ con l’australiana perché se andavo contro, perdevo i figli. [...] La moglie di Claudio è di Busselton, i suoi vecchi sono dei primi che sono venuti in Australia.

Community and return visits

Angelina lived near many Italians when she was in North Perth.

A quei tempi, i vecchi australiani non potevano vederci ed erano ancora più cattivi verso gli italiani che sono arrivati prima di noi. Dicevano che eravamo venuti col ‘piatto pronto’. Mi ricordo che in Kadina Street avevo i ‘boarders’ – uomini per cui cucinavo, lavavo, facevo tutto [...]. Avevo tre boarders con i quali siamo rimasti grandi amici. [...] Il padre e figlio erano Luccarini e l’altro Fogliani. [...] Fogliani era siciliano e i Luccarini erano toscani.
Erano quasi tutti italiani e ci sono ancora. C’era una famiglia, Falcone, che ho battezzato suo figlio e siamo grandi amici. Poi c’era un’altra famiglia, Olvi Paganin. Lei è toscana ed il marito è veneto. La suocera, Mrs Paganin, abitava a Kadina Street e io pulivo la casa anche per lei. C’era la famiglia Raspa, tutti italiani e quasi tutti avevamo i boarders. [...] Nell’angolo di Scarborough Beach Road e Charles e Palmer Streets, c’era una bottega italiana. [...] Poi più avanti c’era una macelleria italiana e una bottega di commestibili che erano macedoni.

In 1969, Angelina made her first return visit to Gallesano then part of Yugoslavia. Angelina keeps in touch with her sister by letter and some of these letters have been published.1

Sono tornata in Italia dopo ventidue anni, nel ’69. [...] Era una grande gioia però dopo una settimana volevo tornare in Australia [...] perché la vita era più bella. La gente lì è rimasta com’era. Mia sorella mi diceva, “Come mai, Angelina, sei nata in questo paese come me ma tu sei tanto cambiata?”. [...] E tutti e due i miei figli mi dicono, “Mamma, ringraziamo te e papà di essere venuti in Australia.” Claudio ha conosciuto i suoi radici in Italia e Hermes è andato anche lui tre volte in Italia e anche lui dice che la vita è un po’ difficile.

1 Bongiorno, A & Barbina, A 1970, Il pane degli altri: Lettere di emigranti, Edizioni la Situazione, Udine, Italia.

Life today

Now a retired aged pensioner, Angelina is well-known for her crostoli, gnocchi and lasagne and has given cooking demonstrations and won a sweets baking competition during Italian Festival Week.

I ricordi più tristi dell’Australia che ho sono naturalmente la morte di mio marito (primo) che io volevo morire anch’io, poi quando ho avuto il bambino che ero sola [...]. Quello è stato proprio una cosa che mi ha rotto il cuore e ci penso giornalmente, però alle volte mi vengono dei momenti, perché fra poco avrò 84 anni e faccio ancora le mie cose. Ogni quindici giorni viene il Silverchain a pulire la casa e qualche volta vado a fare babysitting da Claudio perché lui c’ha ancora i bambini piccoli [...]. Allora ogni giorno che passa, ringazio il Signore, la Madonna, e prego il rosario tutte le sere. Guardo un po’ il news, e il tempo passa.

Angelina reflected on her experiences of living in Australia as an assignment for an English class.

“I felt like I was a black sheep and many times was called spaghetti eater and garlic muncher. I hated these words but couldn’t defend myself. Why? Because I couldn’t speak English. In those times we didn’t have help that new Australians have today and it was hard to find an interpreter. I’ll never forget the girls in the shop…the wool. To tell you the truth I found Australia to be an ugly place and very different to how I see it today. I suppose this is because I now understand the language and feel at home. I like this country better than my own. […] It doesn’t matter how old you are, it’s very important to learn English. I, too, am going to school after 33 years in Australia. I feel so happy that after a long time I can now read the ‘West Australian’ and the ‘Sunday Times’ and other magazines. With a little goodwill you can enjoy beautiful Australia because now I can say that my past has just been a dream.”

Interviewed 4 July 2005 by Susanna Iuliano.

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Last updated 26 Sep 2008 18:20
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